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venerdì 27 giugno 2008

Le equazioni dell'arroganza


Stavo li sul balcone a fumarmi una sigaretta ripensando al post precedente e a vari commenti, letti in seguito, sui presunti guadagni ingiusti degli insegnanti. Mi immaginavo queste persone che, magari forti di una laurea fresca fresca, protestavano sullo stipendio mensile delle maestrine, donne non laureate (anche se ormai non è più così) e senza specializzazione che prendono circa 1500 euro al mese (???) per star li 4 ore al giorno a badare a dei marmocchi (che tanto imparano tutto dalla tv e da internet). Non so perché, ma immaginandomi questa scena, mi vedevo queste persone davanti ad una tv accesa, con una partita di calcio inframmezzata da pettegolezzi su veline.
Seguendo i percorsi un po' contorti della mente, sono arrivata alla questione, ormai vecchia e arci discussa, su quanta ignoranza si nasconda dietro una certa arroganza.
Allora mi è venuta la strana idea di tirarne fuori una teoria, che attinga dalla statistica, dalla psichiatria comportamentale, dalla sociologia e anche dalla logica matematica (che ci sta sempre bene in una teoria). Ora, siccome non sono una psichiatra comportamentale, né una sociologa, né una statistica, ma ho solo qualche base di logica matematica (senza essere laureata in questo, ma tanto non percepisco guadagno, quindi è ok) mi serve un po' di aiuto per buttare giù 'sta teoria. Anche perché non ho molto tempo a disposizione e il caldo riduce al minimo le possibilità di ragionamento deduttivo.

L'idea è più o meno questa: definiamo i protagonisti e le variabili, quindi dall'esperienza empirica tiriamo fuori un'equazione sulla tendenza dei comportamenti (che non pretenda di essere esaustiva perché, avendo a che fare col comportamento umano, non se ne potrebbe mai venire a capo). Inizio dalle definizioni (sono pur sempre una matematica).

Gli arroganti sono quelli che, metodicamente si mettono a criticare con veemenza cose che non li riguardano direttamente, sparando sentenze (mal)giudicanti e senza appello. Mettono bocca su tutto e trovano ingiuste le lamentele degli altri, pur lamentandosi spesso di cose inutili. Non lasciano parlare gli altri e non si mettono in discussione neanche un secondo. Hanno la tendenza ad essere prevaricatori, opportunisti, delatori dei deboli e a non ascoltare nulla di quello che gli viene contrapposto se non sono in condizioni di replicare con una certa violenza.
L'arroganza è "l'arte" praticata dagli arroganti.
Gli ignoranti sono coloro che non conoscono, non si interrogano e non hanno una reale competenza. Magari ne hanno qualcuna specifica, ma in generale non vogliono sapere altro per non mettere in discussione il poco che sanno. Sono caratterizzati da una scarsa curiosità e da una particolare incapacità di elasticità mentale.
L'ignoranza è "l'arte" praticata dagli ignoranti.

Passiamo ora alle negazioni (ci verrà utile nel procedimento logico). Spero non me ne abbiate, ma a ignoranza e arroganza non voglio contrapporre i contrari più utilizzati (almeno nell'immaginario collettivo) cioè cultura e mitezza, bensì altri due, con accezioni più consone alle definizioni, che sarebbero sapienza e umiltà.
Quindi contrappongo agli ignoranti i sapienti, che non sono vecchietti barbuti che passano la vita davanti ai libri, bensì persone con un'avanzata ricerca di consapevolezza, curiose e spesso profondamente competenti su varie materie. Mentre agli arroganti contrappongo gli umili, che non è detto siano ricoperti di stracci e vivano in capanne, ma che siano in gradi di ascoltare e imparare anche da chi ne sa meno di loro e accettano come possibile anche una considerazione molto distante dalla propria.

A questo punto verrebbe di pensare che le mie categorie sono sottoinsiemi della più classica divisione buoni/cattivi. Ma non si può cadere in questo errore grossolano. Soprattutto non si devono giudicare le categorie con i sentimenti (anche se verrebbe facile per come le ho proposte), perché questo inficerebbe tutta la costruzione della teoria. magari un ignorante poi è una bellissima persona e un arrogante è capace di uccidersi per un amico, mentre un umile può essere codardo e sparire nel momento del bisogno così come un sapiente può non servire a rendere migliore la condizione di vita di qualcuno. Non bisogna confondersi ne tantomeno identificarsi, anche perché temo che queste quattro categorie siano contemporaneamente presenti (in quantità variabile) nella maggior parte di noi.

Questa è solo una classificazione semplificata, che vuole indicare persone e situazioni particolari per tirar giù un'equazione o qualcosa che le somiglia.

Partendo dall'esperienza ho notato che quando si tirano fuori affermazioni arroganti, quasi sempre c'è una profonda ignoranza del contesto. Per esempio la Carlucci che parla del lavoro di Maiani o una mia compagna di corso che protestava per un voto abbassato ad un compito di geometria in cui aveva fatto dei gravissimi errori grammaticali. Con ciò non voglio certo affermare che dietro ogni forma di arroganza ci sia un analfabeta o una gallina. Però credo che sia davvero improbabile vedere la Rita Levi Montalcini che manda a quel paese qualcuno dandogli dell'idiota per aver cotto nell'olio di semi le cotolette alla milanese.

Quello che voglio analizzare è una tendenza di comportamento (che ammette un numero finito e circoscritto di eccezioni), così da sapere cosa aspettarmi a seconda di chi mi trovo davanti.

La mia affermazione (tesi) è la seguente: se una persona è arrogante allora è ignorante.
Quindi sto mettendo l'insieme delle persone arroganti come sottoinsieme di quelle ignoranti (badate bene non sto dicendo che ogni ignorante è arrogante, semmai il contrario).
Ripeto, questa tesi è solo di tendenza, per cui si può trovare anche un arrogante sapientissimo, anche se, scavando, si potrebbe scoprire che è profondamente incompetente o che è profondamente convinto di essere tale.

Dimostrando la realtà di questa tesi ne deriverebbe il seguente corollario (in virtù del fatto che se A implica B allora nonB implica nonA): se una persona è sapiente allora è umile.

Ora però basta, sennò ci perdo tutto il pomeriggio. Attendo la mano di qualcuno (o anche il piede di qualcun'altro, nella speranza che non calci troppo forte).

q.d.n.e.

sabato 21 giugno 2008

Estate romana

Una delle cose più belle che sto vivendo in questo momento è il gruppo degli amici di classe. Se già è raro trovare dei genitori con cui si vada minimamente d'accordo, è ancora più raro formare un gruppo di persone, di età e mestieri completamente diversi, che insieme si diverte come non mai. Ed è quello che sta succedendo a noi.

Anche adesso che la scuola è finita tendiamo a fare tutto quanto insieme. Vedere le partite degli europei (tutte), pranzare, andare al cinema, andare da Ikea, andare in risciò a Villa Borghese. Nessuno quest'anno ha ancora voglia di partire, né noi né tanto meno i bambini che, increduli, si trovano a godere della compagnia di qualche amichetto per ogni istante da quando sono usciti dalla classe.
Con questo gruppo di persone ho passato tra i momenti più belli della mia vita. Non so spiegare bene come ne perché. Però più volte ho avuto la sensazione che questo periodo "magico" lo ricorderò sempre e alcune situazione saranno per tutta la mia vita tra i ricordi felici.

Mi ricorda di quando ero una bambina o poco più e passavo tutte le mie estati a Capalbio, dove c'erano tantissime persone, in qualche modo tutte amiche, e le situazioni si susseguivano una dietro l'altra, come se fosse una sorta di grossa comune: cene, spiagge, gite, galoppatoi, ristoranti, feste in piazza. Deve essere stato lì che sono diventata una bestiola sociale.
Comunque questa esperienza, che è difficilmente descrivibile senza scadere nella banalità, meritava almeno un post, per quanto piccolo e inutile possa sembrare ...

lunedì 26 maggio 2008

Ogni tanto ci vuole una sana risata





Madonna mia. Sto ascoltando alla televisione un programma dove Luxuria e Gasparri si scontrano sulla situazione sociale italiana, partendo dall'aggressione del Pigneto. Contemporaneamente sto leggendo i siti di informazione (se così li vogliamo chiamare), che riportano come notizia del giorno le perentorie richieste della Cei al governo. Gay pride negati, strade intitolate ad Almirante, Fanfani e Berlinguer. Migranti aggrediti, gay accoltellati da madri e padri, risse, ingerenze e, ciò che è peggio, i commenti e le dichiarazioni che girano intorno a tutto questo. Non so se ridere o piangere. La verità è che ogni notizia mi manda il sangue al cervello, come la dichiarazione di Gasparri sul gay pride che tuona dicendo che una manifestazione seria non ha bisogno di tanto clamore o colore carnevalesco e che quel carosello diventa francamente offensivo. Invece la pagliacciata inscenata un mese fa dalle persone che sono andate al Campidoglio sventolando bandiere con croci uncinate e inneggiando con le mani alzate? A mezzo metro dal ghetto ebraico? Quello non era offensivo? Eppure Gasparri in quell'occasione si è affacciato alla finestra sventolando una bandiera tricolore quasi a dire "I campioni dell'Italia siamo noi". Forse perché l'investitura di un nuovo sindaco non è una manifestazione seria!!
Ma tanto ormai è così. Da tempo sostengo che non ci si può far avvelenare la vita da fascisti, preti, papi, stupidi, quadristi e simili amenità. A tal proposito ho una storia carina da raccontare.
Nelle scorse settimane Roma è stata tappezzata da curiosi poster con la sagoma di Gandhi e con sotto la scritta: "L'aborto non è un diritto. La vita sì".
Ogni volta che li guardavo, a parte la normale indignazione, mi saliva il sangue al cervello per il dover sopportare di condividere la mia esistenza con tanta idiozia. Questo fino alla settimana scorsa quando, tornando dal dentista, ho notato a Santa Maria Maggiore uno di questi poster con un cartello attaccato sopra. Sono andata li vicino e ho letto: "L'aborto è un diritto sancito dalla legge. Se vi pesco di nuovo ad attaccare questi manifesti davanti alla scuola scendo e vi prendo a calci nel culo"!!!
Da allora quando vedo quei poster mi viene da ridere ...

giovedì 8 maggio 2008

Rammarico

A proposito dei miei post .... Dopo una giornata passata a saltare da un blog ad un altro (no ... ho fatto anche altre 1.000 cose, giuro ...) sono arrivata alla conclusione che i miei preferiti sono quelli che in tre righe riescono ad essere esaustivi, diretti, dissacranti e divertenti. Che vorrà dire?

mercoledì 7 maggio 2008

Manutenzione ...

Oggi, siccome mi si dice in giro che sul blog sono un po' logorroica, ho deciso di lasciar perdere la scrittura e fare invece della manutenzione. Sono andata in giro per l'Internet a cercare link di blog interessanti per proporli nel blogroll!!! Alcuni li conoscevo, ad altri ci sono arrivata dal blogroll del blog che stava nel blogroll che a sua volta stava nel blog citato nell'altro blogroll di qualcuno che già leggo. E prendi il link e copia il link e attacca il nome e aggiungi quello e vai a cercare quell'altro. Morale della favola: ci ho messo molto di più che a scrivere le mie solite 400 righe. E mi sono sfogata molto di meno. Il risultato è una listina di 8 link (sono una ragazzetta esigente) che non fa proprio la sua porca figura. Insomma .... uno sbattimento inutile!!!!!

Ma dico io: non era meglio beccarvi il mio solito post sbrodolone che potete benissimo far finta di leggere? Mica vi interrogo ... almeno per ora ;-)

domenica 4 maggio 2008

L'isola delle sirene

Partendo da Roma ho trovato un bel po' di motivi per non essere poi così giù di morale. Forse basta solo allontanarsi dal quotidiano perché le solite ansie vengano messe da parte. Il sole, il mare e la natura poi fanno il resto. E Capri a sole, mare e natura sta messa proprio bene. In questi giorni l'isola è tutta un fiore e, uscendo dai soliti itinerari superaffollati, passeggiare per l'isola è davvero una meraviglia. Non ci sono ancora i profumi sorprendenti di giugno e luglio, né i fichi del nostro albero, ma è bello anche vedere come cambiano le cose da una settimana all'altra. Oggi sono stata nella Grotta Azzurra, per la prima volta dopo 8 anni che vengo qui. Si entra con delle barchette che esistono solo qui. Sono lunghe (ci entrano anche 6 persone più il barcarolo) e basse perché devono entrare in questo buchino davvero minuscolo. Il pescaggio è molto ridotto perché l'entrata della grotta è un foro sopra un'altra grotta (come un piccolo rosone sopra un portone). Si passa tutti accucciati, una barca per volta, quando sta arrivando l'onda. Dentro è buio e tranquillo. Non si vedono bene le pareti, si intuiscono solo delle insenaturine e dei passaggi. Tutto buio poi ci si gira verso l'apertura e si vede quest'acqua turchese, quasi fosforescente e, nonostante tutto, naturale. Quando si mettono le mani nell'acqua ci sono tutti giochi di luce e di colore. Insomma se vi capita fateci un giro. Vale la pena aspettare il proprio turno sulle scale o sulla barca.
Se capitate da queste parti non vi lasciate scappare nemmeno la torta caprese, i ravioli capresi e i pomodori cuore di bue. Sono tra i cibi che preferisco in quest'isola. La torta e i ravioli si trovano tutto l'anno. In particolare la caprese più buona che ho mangiato è quella della piccola pasticceria che sta vicino alla chiesa del San Michele ad Anacapri. I pomodori sono invece tipici della bella stagione. Un'altra prelibatezza stagionale è il casatiello, una pizza pasquale che qui fanno con la sugna, i ciccioli, il salame, il pepe, il formaggio e le uova.
Se poi avete un po' di tempo da perdere al porto vi consiglio il ristorante in fondo, vicino al porto privato. In realtà i ristoranti sono due: l'Approdo e un altro di cui non ricordo il nome. Questo di cui non ricordo il nome, fa un calzone e uno sfilatino (specie di calzone con una forma e una pasta differenti) davvero spettacolari. Per fare il bagno invece i posti più belli sono Gradola (vicino alla Grotta Azzurra) e il Faro, almeno se amate gli scogli. Entrambi hanno delle "scese a mmare" non a pagamento. Io che non so quasi nuotare preferisco andare ai bagni di Tiberio, dove c'è il solito stabilimento affastellato anni '50 che qui va per la maggiore. Per arrivare a questa piccola spiaggia di sassi si prende una braca al molo dopo il porto, vicino alle biglietterie per il pulmann (autobus a 10 posti). Il posto è molto carino e hanno delle granite buonissime. Peccato che ad agosto il sole sparisca dietro alla montagna poco dopo l'ora di pranzo, lasciando tutta la spiaggia in ombra.
Non sono mai stata da Luigi ai Faraglioni, altro stabilimento/ristorante sugli scogli, ma mi dicono che è meraviglioso. Restano solo altri due ingressi a mare: Marina Piccola e Marina Grande. La prima è molto carina e piuttosto flokloristica. Però è un vero sbattimento arrivarci e ripartire, sia con il bus che con il taxi (quasi impossibile andare altrimenti: discesa stretta e tortuosa per i pedoni, divieto assoluto per le macchine). Marina Grande è la spiaggia del porto, la più grossa di sabbia e soprattutto la più grossa non a pagamento. Di facile accesso, ma non vale proprio la pena arrivare fino a Capri per andare al mare qui.
Tra le passeggiate più belle (e io ne ho fatte davvero poche rispetto a quelle che l'isola offre) quella dell'Arco Naturale (si parte dalla Piazzetta di Capri, si arriva fino a un ristorante molto carino e poco caro) e poi si prosegue per un'altra strada che ritorna a Tragara (che non consiglio di fare al contrario perché è un'ammazzata in salita). Anche la visita al Monte Solaro è divertente, soprattutto salendo in seggiovia e scendendo a piedi fino ad Anacapri.
Insomma, quest'isola è molto bella. E si può godere della sua bellezza anche senza borse di Luis Vuitton, passeggiate per boutique, aperitivi in Piazzetta e visite al belvedere/carnaio di turno.
I capresi sono dei grandi affaristi e sanno bene di lavorare con il turismo. Sono molto civili (le partenze dei bus sono regolate da orari svizzeri), precisi e calorosi. Portarsi i panini e l'acqua, ovunque andiate, è una cosa naturale. Anche nelle piscine e negli stabilimenti che hanno il bar e il ristorante (anche perché tutti gli stabilimenti hanno il bar e il ristorante). Muoversi con il bus è sempre possibile, ma un po' faticoso se si beccano gli orari di grande spostamento.
Insomma Capri è un'isola italiana particolare. Si tende a pensarla come una grande boutique, ma in realtà c'è molto di più. E vale la pena non lasciarsela scappare.

mercoledì 30 aprile 2008

Alla fine qualcosa di buono l'ho trovata

Una delle (poche) cose veramente divertenti di questa tornata elettorale è successa proprio lunedì sera, quando Alemanno si è insediato al Campidoglio. Ogni volta che il nuovo sindaco si affacciava alla finestra la piazza gli rispondeva con applausi e grida. A un certo punto ci ha provato anche Gasparri con una bella bandiera tricolore, ma ... niente. L'hanno riconosciuto subito. Ma de che 'ao!!

Falso positivo

Anche oggi sto tentando di trovare un pensiero positivo. Ma temo di non riuscirci. Sarà che ho visto almeno 5 taxi parcheggiati in posti assurdi e allucinanti. Sarà che ho visto poliziotti anomali in piazza. Sarà che ho sentito discorsi allucinanti da vicini insospettabili. Sarà che mio padre ha aspettato 20 minuti un taxi a Piazza del Popolo in pieno pomeriggio .. inutilmente. sarà che oggi i mezzi funzionavano peggio del solito. Sarà che le prime proposte che ho sentito dal nuovo sindaco mi sembrano allucinanti (armare i vigili e smantellare la teca dell'Ara Pacis). O magari saranno ansie personali. Però stasera ho un senso attonito di sconforto e di paura. L'unica cosa che mi viene in mente e che può suonare positiva è che per la prima volta dopo tanti anni mi trovo con l'angoscia e non desidero il conforto di mia madre. Quando l'ansia mi divora e quando sono così giù non posso fare a meno di pensare a lei e a quanto mi piacerebbe che mi parlasse e mi abbracciasse. Stavolta no. Sono contenta che non possa assistere a tutto questo e che non si debba scandalizzare alla vista di saluti romani e discorsi beffardi. Glielo risparmio volentieri. E comunque starebbe esattamente come me e questo non mi tirerebbe su di una virgola. Ma se i pensieri positivi sono questi ...

Meglio pensare ai cessi pubblici

Siccome non ne posso più di tentare la connessione con il sito del "Ministero delle Entrate" e francamente sono stremata dal susseguirsi di emozioni a sfondo politico che mi si avventano addosso in questi giorni, vi propongo una mail che mi è arrivata da Mery e che è molto divertente e piuttosto vera ^__^
Parla di donne che vanno nei bagni pubblici e di uomini che le aspettano:


Perché le donne stanno così tanto nei bagni pubblici?

Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavoletta, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: 'MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto' e poi ti mostrava 'la posizione' che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavolozza.
'La posizione' è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della vita. Ma ancora oggi, da adulte, 'la posizione' è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere.
Quando 'devi andare' in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate. È la posizione ufficiale di 'me la sto facendo addosso'. Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con 'la bambina piccola che non può più trattenersi' e ne approfittano per passare avanti tutte e due!
A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe. Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce. Entri e ti accorgi che non c'è la chiave (non c'è mai); non importa... Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c'è (non c'è mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com'è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché non si sa mai.
Tornando alla porta... dato che non c'è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l'altra ti abbassi i pantaloni e assumi 'la posizione'... AAhhhhhh... finalmente...
A questo punto cominciano a tremarti le gambe... perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa 'non sederti mai su un gabinetto pubblico!', così rimani nella 'posizione', ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei fortunata se non ti bagni le scarpe. Mantenere 'la posizione' richiede grande concentrazione. Per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo...! non ce n'è...! (mai).
Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta.
E non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati. NO!! Allora urli 'O-CCU-PA-TOOO!!!', continuando a spingere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il kleenex, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai. In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l'interruttore! Riaccendi la luce con la mano del kleenex, perché l'altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti
restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non avevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile. Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze... il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti vedesse così; perché il suo culo non ha mai toccato la tavolozza di un bagno pubblico, perché davvero 'non sai quante malattie potresti prenderti qui'. Ma la debacle non è finita... sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone! Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna! Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di Notredame per non far cadere la borsa nel lavandino; l'asciugamani è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo! Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un'eternità là dentro. Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata!

Esci e vedi il tuo uomo che è già uscito dal bagno da venticinque minuti e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava.
'Perché ci hai messo tanto?' ti chiede irritato.
'C'era molta coda' ti limiti a rispondere.

E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l'altra ti tiene la porta e l'altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere 'la posizione'. E la dignità.

Dedicata alle donne di tutto il mondo che hanno usato un bagno pubblico e agli uomini, perché capiscano come mai ci stiamo tanto.