giovedì 8 maggio 2008

Ma il ministero della Salute???

Io proprio non capisco (d'altronde questo blog si chiama va lentina). Il nuovo governo ha nominato 21 ministri, di cui 12 con portafoglio (c'è una legge che impedisce che siano di più) e 9 senza. Ci sono tutti i nomi dei ministri e dei relativi ministeri. Ci sono degli strani ministeri nuovi come quello dell'Attuazione programma o della Semplificazione!!! Qualcuno, innavertitamente, si accorge che non c'è la Brambilla. E lo chiedono a Berlusconi. E lui risponde "alla Sanità". Ma, mi chiedo, se hanno già deciso che la Brambilla andrà alla Salute perché non è nella lista. Ancora di più mi chiedo: se i ministeri sono 21 e sono tutti quelli della lista .... dov'è andato a finire il ministero della Salute? ... lo ammetto ... questa cosa mi inquieta ...

Rammarico

A proposito dei miei post .... Dopo una giornata passata a saltare da un blog ad un altro (no ... ho fatto anche altre 1.000 cose, giuro ...) sono arrivata alla conclusione che i miei preferiti sono quelli che in tre righe riescono ad essere esaustivi, diretti, dissacranti e divertenti. Che vorrà dire?

mercoledì 7 maggio 2008

Risposta a Silvia (il mio contributo,solipsistico, alla discussione sul '68)

Niente ... il piccolo post di oggi non mi ha dato nessuna soddisfazione. Sono rimasta col mio coacervo di rimurginazioni interiori senza poter sfogare una mazza. Mi sono poi imbattuta in una lettera su Repubblica. La donna che l'ha scritta racconta della sua personale esperienza come figlia di sessantottini, della delusione personale subita da genitori che volevano cambiare il mondo, ma che non hanno fatto altro che abbandonarla ai nonni e calpestare la sua autostima. La sua riflessione sul '68 è che non si può fare di quel periodo una mitologia intoccabile e che il non saper cambiare le cose nel piccolo ha reso il movimento poco credibile e rispettabile nel grande.
Questa lettera si va ad inserire in una più ampia discussione di Repubblica su quegli anni. Non so bene perché abbiano voluto intraprendere questa strada, ma è un discussione molto viva e aperta.
Ho letto un po' di articoli e commenti e, ovviamente, mi è venuto l'impellente desiderio di dire la mia ^__^ D'altronde è proprio questo il segreto del successo di forum, trasmissioni televisive, blog, ecc ... ti danno l'opportunità di dire la tua.
Ho provato quindi a postare un commento sul forum della discussione, ma ... per motivi tecnoburocratici legati alla registrazione e alla cancellazione di precedenti indirizzi email, non ci sono riuscita.
Ammetto di aver abbandonato alla prima parvenza di difficoltà.
Tuttavia ho continuato a rimurginare e a provare insoddisfazione. Quindi eccomi qua per un nuovo fantastico, splendido sfogo sul blog ^__^
Visto che il preambolo è già stato abbondantemente prolisso credo che questo post abbia le carte in regola per essere il più logorroico della mia breve carriera di blogger!!!
Rispondo alla lettera in questione (è più forte di me):

Cara Silvia,
alla tua testimonianza contrappongo la mia. Sono nata nel 1971, quindi anche io non posso ricordare proprio nulla del '68, però, come nel tuo caso, le influenze del movimento nella mia famiglia mi sono ben chiare. Mio padre lavorava in ambiti a contatto con il partito. Era fuori casa dalla mattina alla sera, per lavoro, per intrattenere relazioni sociali, per partecipare alle discussioni di sezione. Mia madre, all'epoca professoressa di italiano, insegnava alle scuole medie di periferia. Insegnare alle medie (abbandonando la carriera universitaria) era una sua scelta ideologica ben precisa: portare la cultura come principale arma contro qualsiasi forma di oppressione. Anche insegnare in periferia, dovendosi alzare alle 6 per raggiungere in tempo la scuola, era una scelta e non un caso.
Anche io sono cresciuta a stretto contatto con i miei nonni.
Però, contrariamente a te, non ho mai avuto la sensazione di essere abbandonata o dimenticata. Non ho mai sentito di essere un peso e qualsiasi sensazione di essere uno zerbino veniva fugata proprio dai miei genitori.
Sarà perché stavano con me appena possibile, mi parlavano, mi addormentavano la sera, portandomi a volte alle cene, in sezione, alle feste dell'Unità.
Io mi sono sentita una bambina amata e ancora oggi trovo meravigliosi (anche se impossibili) quegli ideali, che mi venivano passati con ogni mezzo possibile (le mie ninnananne erano Urla il vento, Bella ciao, Sebben che siamo donne e via dicendo).

Questo per dirti che purtroppo la tua esperienza con il '68 non c'entra un granché.
Penso che i tuoi genitori non sarebbero stati presenti e responsabili comunque, e questo è sicuramente molto triste.
Un'esperienza personale, per brutto che sia, pesa pochissimo su un movimento intero, quello che conta è la percezione globale che si ha di esso.
Trovo giusto non idealizzare nulla e non assumere dogmi, ma il rispetto al movimento del '68 glielo dobbiamo.
Purtroppo il mondo non è cambiato affatto anche se, contrariamente a quello che credi, c'era molta gente brava a fare, oltre che a dire.

Manutenzione ...

Oggi, siccome mi si dice in giro che sul blog sono un po' logorroica, ho deciso di lasciar perdere la scrittura e fare invece della manutenzione. Sono andata in giro per l'Internet a cercare link di blog interessanti per proporli nel blogroll!!! Alcuni li conoscevo, ad altri ci sono arrivata dal blogroll del blog che stava nel blogroll che a sua volta stava nel blog citato nell'altro blogroll di qualcuno che già leggo. E prendi il link e copia il link e attacca il nome e aggiungi quello e vai a cercare quell'altro. Morale della favola: ci ho messo molto di più che a scrivere le mie solite 400 righe. E mi sono sfogata molto di meno. Il risultato è una listina di 8 link (sono una ragazzetta esigente) che non fa proprio la sua porca figura. Insomma .... uno sbattimento inutile!!!!!

Ma dico io: non era meglio beccarvi il mio solito post sbrodolone che potete benissimo far finta di leggere? Mica vi interrogo ... almeno per ora ;-)

martedì 6 maggio 2008

Mal comune

Oggi un'altra bella sensazione. Piccola, ma bella. Il classico ajietto con cui ci si ariconsola.
Oggi sono arrivata alla conclusione che la mia sensazione paranoide non è solo mia! Qualche giorno fa parlavo (pardon, scrivevo) di tavolini in soprannumero e tassisti assassini. Fabrizio mi aveva gentilmente risposto che la sensazione di essere perseguitata dai taxi era solo una manifestazione della più forte sensazione di sconfitta cocente. Ma non è proprio così. Non sono convinta che i taxi vogliano mettere sotto me perché sono un residuato di ciò che odiano. Sono solo convinta che ormai se la facciano da padroni e si comportino come cavolo gli pare. Non è che cerchino realmente di mettermi sotto. Però si comportano per i vicoli del centro come se le regole per loro non contassero più. Né le regole stradali, né quelle civili. Nel loro modo di guidare c'è un atteggiamento del tipo fatece largo che passamo noi e a farne le spese sono i pedoni, di destra o di sinistra ... anche quelli che non hanno votato!!!
Ho continuato a coltivare la mia piccola paranoia senza scrivere più niente, aspettando che mi passasse. Invece peggiora. Quattro giorno a Capri mi hanno distratta un pochino. Non che non si sia parlato di politica, ma ... era tutto così lontano.
Il ritorno è stato abbastanza crudo.
Appena rientrati a Roma un poster post-elettorale con i ringraziamenti del nuovo sindaco mi ha fatto l'effetto di un dritto alla bocca dello stomaco. Mi si è azzerata la salivazione, il battito cardiaco è accelerato e una vertigine mi ha fatto capire che il livello di adrenalina stava rapidamente crescendo nel mio corpo.
Ormai guardo le persone sotto un'altra luce e sto rivedendo tutti i rapporti casuali. Mi trovo a disagio per strada. Mi trovo a disagio al bar. Mi trovo a disagio un po' ovunque.
L'altro giorno ero seduta sotto casa, in una dimensione "paesino tranquillo" che mi piace tanto. Dopo un po' ho capito che il barista e i commercianti di zona stavano parlando festosamente della nuova situazione politica. "Vedrai che da ora andrà meglio" diceva uno, e l'altro gli rispondeva con un sorriso. Solo una ragazza molto giovane era titubante. I commercianti sotto casa mia, a parte il barista e pochi altri, sono tutti quanti ebrei. La ragazza affermava che la scena delle braccia tese al Campidoglio l'aveva profondamente turbata. Non ho sentito bene la risposta, ma era un commento del tipo "quella è solo scena, quella è solo moda, vedrai che per noi commercianti da adesso sarà tutto in discesa".
Il barista in questione era una persona che consideravo piuttosto simpatica. Non che non mi aspettassi un elettore della destra. Tuttavia non mi aspettavo un fanatico convinto. Ormai ho paura di trovarmi in mezzo ad altre persone che parlano di politica. Non vorrei distruggere in cinque minuti tutte le relazioni di quartiere che ho costruito durante gli anni.
Parlando qua e la ho capito che in molti si sentono come me. Alieni in un posto che fino al giorno prima gli apparteneva. Sradicati.
La paranoia in queste condizioni non può che aumentare.
Ieri sera ,tornando a casa, ho visto un gruppetto di ragazzi vocianti nella piazza. La mia reazione è stata di correre dentro al portone, chiudermelo bene alle spalle e sentirmi in pericolo finché non sono entrata a casa. Mi sono anche chiesta, per la prima volta dopo tanto tempo, se non fosse il caso di chiudere la porta a chiave.
Eppure abito in un quartiere particolarmente tranquillo: niente scippi, pochissimi furti, rari persino i mendicanti.
Ora mi sento molto meno tranquilla. Per lo più li vedo come persone che hanno voltato le spalle ad un ideale per inseguire il proprio tornaconto economico. Magari non tutti hanno fatto così. Ma cosa ne posso sapere io? I loro nonni e genitori sono stati perseguitati dal fascismo, sono stati ghettizzati, segregati, deportati e uccisi. Ora la maggioranza della comunità ha votato Alemanno, ex picchiatore che non si dichiara più fascista.
Le parole bastano fino a questo punto?
Ma il punto che mi sta a cuore, almeno adesso, non è questo. Il punto che mi sta a cuore è la paranoia!!! Oggi al telefono con Cecilia ci siamo scambiate un po' di sensazioni. Anche lei vede la gente trattare male sull'autobus gli immigrati, anche lei vede i tassisti fare le bizze. L'idea è che i prepotenti (come quelli che hanno cacciato i vigili dal centro di Torino) ora si sentano legittimati a perpetuare le proprie prepotenze. E, se questo viene dal male di vivere comune, mi chiedo cosa succederà quando scopriranno che il nuovo sindaco non potrà davvero cacciare tutti quelli da cui si sentono minacciati. Cosa succederà quando scopriranno che i rumeni (o romeni, non ho ancora capito bene qual'è la giusta definizione) sono comunitari e non possono essere considerati clandestini? Cosa può accadere quando uscirà fuori la legge della Ce, che ho scoperto ieri, per la quale i rom sono tutelati come animali in via d'estinzione e i loro campi non possono semplicemente essere sbaraccati?
I prepotenti non ragionano, non fanno 2+2. Quello che gli si para per la strada lo prendono come un ostacolo. Le leggi saranno definite ingiuste? Sarà data la colpa al centro-sinistra (d'altronde c'era Prodi al governo quando la Romania è stata ammessa nella Comunità europea)? Cosa succederà ai romeni che lavorano come schiavi nei nostri cantieri? E alle badanti? Cosa potrà mai succedere ai campi rom?
La paura è quella dei prepotenti. La paranoia è che siano venuti allo scoperto tenendo la testa alta.
La sensazione buona è che il mio male comunale sia in realtà un male comune. Perché almeno non sto diventando pazza, oppure, se lo sto diventando, sono ancora in ottima compagnia ;-)

lunedì 5 maggio 2008

200 vs 7: le prodezze della movida torinese

Stamattina, come sempre, mi sono collegata ai più gettonati siti di informazione per leggere le notizie del giorno. Tra tutte quante quella che più mi ha colpito è stata quella sui vigili di Torino. Sarà perché ormai nei nostri media la cronaca la fa da padrona (unico caso nel cosiddetto primo mondo). Sarà che la politica mi ha nauseata e saturata. Sarà che le altre notizie, come quella dei neonazi di Verona, sono così sopra le righe da costituire, almeno nella mia testa, un'eccezione e quindi una reale notizia.
Quella di Torino invece mi colpisce perché va a toccare una serie di temi con cui mi scontro nel quotidiano. Sabato notte duecento ragazzi hanno aggredito tre pattuglie di vigili urbani (in tutto sette agenti) che stavano facendo le multe alle macchine mal parcheggiate in centro. Dopo averli presi a male parole (perché multavano e facevano rimuovere le auto in divieto di sosta, in mezzo alla strada e sulle rotaie dei tram) li hanno anche aggrediti fisicamente mandandone tre al pronto soccorso. Il tutto con fiero senso di giustizia, di impadronimento della proprietà e condito da filmati e foto con i telefonini, immediatamente scaricati su youtube.
Le cose che mi colpiscono sono varie. La prima è la mancanza di una coscienza civile. Una cosa trita e ritrita, ma che a me non smette di stupirmi. Soprattutto perché mi sembra che andando avanti con gli anni questa coscienza, che dovrebbe prima o poi subentrare in un popolo alfabetizzato e dotato di tutti i comfort e le possibilità, invece di comparire stia scomparendo totalmente. Ora quando si subisce il non rispetto di una norma civica ci si sente di subire la più totale ingiustizia. Ma perché non si capisce che è solo l'altra faccia della medaglia del non rispettare le leggi?
La seconda è la totale mancanza di rispetto per le autorità. Attenzione, non parlo di paura o di fede cieca, ma di rispetto. Il rispetto per delle persone che, oltre a fare il proprio lavoro per guadagnarsi il pane, cercano di far rispettare le leggi, permettendoci (a torto o a ragione) di vivere in una società civile.
Il terzo, e qui sto arrivando al punto, è la faccia da culo di gridare quando si pensa di aver ragione, ma in realtà non la si ha. Con la scusa di vivere una sorta di oppressione. Con la scusa di farsi rispettare. Con la scusa che gli altri non ci considerano come dovremmo. Si urla in faccia a chi sta giudicando (con l'autorità conferita) e gli si mette paura. Perché si urla più forte. magari perché si è in tanti.
Questo atteggiamento lo si vede ovunque, tranne con chi davvero ci ruba i soldi dalle tasche o ci mette i piedi in testa (forse perché in Italia le persone così sono considerate degli esempi da seguire ... e da votare). Lo si vede già nelle scuole, in quei genitori che invece di ascoltare e appoggiare il corpo insegnante gli urla contro, perché i figli prendono brutti voti. Guai a proporre di bocciare un bambino oggi, ti si sbranano vivo. Guai a dire a una mamma che il figlio a scuola si comporta male e non rispetta le autorità (lo so ... è tutto correlato), la mamma si spolpa l'insegnante e ne sputa le ossa, fiera, preferibilmente davanti al figlio. Non sto parlando dei genitori che denunciano delle cose che non vanno negli insegnanti o nella scuola. Ne hanno pieno diritto. Ma sbranarsi un'insegnante davanti al piccino di turno, dicendo che ce l'ha col piccolo e che non si deve permettere di fare quello o quell'altro, non è un buon insegnamento. Un conto è difendere la prole, un conto è disarginare un limite, senza vedere quanto questo danneggia il futuro della propria prole.
Altra cosa inquietante è la scarsa capacità di festeggiare e/o di protestare organicamente delle masse, ma l'estrema semplicità con cui ci si aggrega per essere prepotenti. Perché se si è in torto, e si pretende la ragione con la violenza si è semplicemente prepotenti. E hanno urlato solo perché qualcosa turbava o rovinava un fatuo divertimento.
L'ultima cosa che mi ha colpito della vicenda di Torino (e poi, per oggi, la smetto di fare la cittadina che protesta) è la naturalezza con cui si riprendono le scene da dietro ai telefonini (andate a cercare e a guardare il video se volete, io non ho messo il link di proposito). L'ho già visto fare con le pallonate a Campo dei Fiori. Alcuni urlano, nascondendosi in mezzo alla massa. Altri si sentono di partecipare ad un evento. ma la maggior parte non riuscirebbe a trovarsi la senza nascondersi dietro al telefonino con cui si fanno le riprese. Dico nascondersi perché quando stai fotografando o riprendendo qualcosa non sei veramente li. Sei dietro un dispositivo. Sei dall'altra parte di uno schermo, che è solo concettualmente diverso dallo schermo di una TV o di un computer. le persone che riprendono non sono veramente in quel luogo. Lo stanno esorcizzando, riportandolo alla loro più semplice forma di visione della realtà. Uno schermo, appunto. Probabilmente, se il telefonino scomparisse, si metterebbero un po' più in la a guardare la scena. Forse non parteciperebbero. Forse avrebbero anche da ridire o si metterebbero a parlare. Invece così tutto diventa TV. Diventa entertainment. Diventa attraction. E la realtà si fa sempre più lontana. Insieme alla capacità di analisi. Insieme alla gestione delle proprie emozioni, che in questo modo sono sempre forti, sempre riconoscibili (sempre le stesse) e sempre tirate fuori a forza dagli eventi esterni.
La tecnologia ci sta cambiando più profondamente di quanto non pensiamo. Non credo che sia né un bene né un male, solo che ce ne dobbiamo rendere conto.

domenica 4 maggio 2008

L'isola delle sirene

Partendo da Roma ho trovato un bel po' di motivi per non essere poi così giù di morale. Forse basta solo allontanarsi dal quotidiano perché le solite ansie vengano messe da parte. Il sole, il mare e la natura poi fanno il resto. E Capri a sole, mare e natura sta messa proprio bene. In questi giorni l'isola è tutta un fiore e, uscendo dai soliti itinerari superaffollati, passeggiare per l'isola è davvero una meraviglia. Non ci sono ancora i profumi sorprendenti di giugno e luglio, né i fichi del nostro albero, ma è bello anche vedere come cambiano le cose da una settimana all'altra. Oggi sono stata nella Grotta Azzurra, per la prima volta dopo 8 anni che vengo qui. Si entra con delle barchette che esistono solo qui. Sono lunghe (ci entrano anche 6 persone più il barcarolo) e basse perché devono entrare in questo buchino davvero minuscolo. Il pescaggio è molto ridotto perché l'entrata della grotta è un foro sopra un'altra grotta (come un piccolo rosone sopra un portone). Si passa tutti accucciati, una barca per volta, quando sta arrivando l'onda. Dentro è buio e tranquillo. Non si vedono bene le pareti, si intuiscono solo delle insenaturine e dei passaggi. Tutto buio poi ci si gira verso l'apertura e si vede quest'acqua turchese, quasi fosforescente e, nonostante tutto, naturale. Quando si mettono le mani nell'acqua ci sono tutti giochi di luce e di colore. Insomma se vi capita fateci un giro. Vale la pena aspettare il proprio turno sulle scale o sulla barca.
Se capitate da queste parti non vi lasciate scappare nemmeno la torta caprese, i ravioli capresi e i pomodori cuore di bue. Sono tra i cibi che preferisco in quest'isola. La torta e i ravioli si trovano tutto l'anno. In particolare la caprese più buona che ho mangiato è quella della piccola pasticceria che sta vicino alla chiesa del San Michele ad Anacapri. I pomodori sono invece tipici della bella stagione. Un'altra prelibatezza stagionale è il casatiello, una pizza pasquale che qui fanno con la sugna, i ciccioli, il salame, il pepe, il formaggio e le uova.
Se poi avete un po' di tempo da perdere al porto vi consiglio il ristorante in fondo, vicino al porto privato. In realtà i ristoranti sono due: l'Approdo e un altro di cui non ricordo il nome. Questo di cui non ricordo il nome, fa un calzone e uno sfilatino (specie di calzone con una forma e una pasta differenti) davvero spettacolari. Per fare il bagno invece i posti più belli sono Gradola (vicino alla Grotta Azzurra) e il Faro, almeno se amate gli scogli. Entrambi hanno delle "scese a mmare" non a pagamento. Io che non so quasi nuotare preferisco andare ai bagni di Tiberio, dove c'è il solito stabilimento affastellato anni '50 che qui va per la maggiore. Per arrivare a questa piccola spiaggia di sassi si prende una braca al molo dopo il porto, vicino alle biglietterie per il pulmann (autobus a 10 posti). Il posto è molto carino e hanno delle granite buonissime. Peccato che ad agosto il sole sparisca dietro alla montagna poco dopo l'ora di pranzo, lasciando tutta la spiaggia in ombra.
Non sono mai stata da Luigi ai Faraglioni, altro stabilimento/ristorante sugli scogli, ma mi dicono che è meraviglioso. Restano solo altri due ingressi a mare: Marina Piccola e Marina Grande. La prima è molto carina e piuttosto flokloristica. Però è un vero sbattimento arrivarci e ripartire, sia con il bus che con il taxi (quasi impossibile andare altrimenti: discesa stretta e tortuosa per i pedoni, divieto assoluto per le macchine). Marina Grande è la spiaggia del porto, la più grossa di sabbia e soprattutto la più grossa non a pagamento. Di facile accesso, ma non vale proprio la pena arrivare fino a Capri per andare al mare qui.
Tra le passeggiate più belle (e io ne ho fatte davvero poche rispetto a quelle che l'isola offre) quella dell'Arco Naturale (si parte dalla Piazzetta di Capri, si arriva fino a un ristorante molto carino e poco caro) e poi si prosegue per un'altra strada che ritorna a Tragara (che non consiglio di fare al contrario perché è un'ammazzata in salita). Anche la visita al Monte Solaro è divertente, soprattutto salendo in seggiovia e scendendo a piedi fino ad Anacapri.
Insomma, quest'isola è molto bella. E si può godere della sua bellezza anche senza borse di Luis Vuitton, passeggiate per boutique, aperitivi in Piazzetta e visite al belvedere/carnaio di turno.
I capresi sono dei grandi affaristi e sanno bene di lavorare con il turismo. Sono molto civili (le partenze dei bus sono regolate da orari svizzeri), precisi e calorosi. Portarsi i panini e l'acqua, ovunque andiate, è una cosa naturale. Anche nelle piscine e negli stabilimenti che hanno il bar e il ristorante (anche perché tutti gli stabilimenti hanno il bar e il ristorante). Muoversi con il bus è sempre possibile, ma un po' faticoso se si beccano gli orari di grande spostamento.
Insomma Capri è un'isola italiana particolare. Si tende a pensarla come una grande boutique, ma in realtà c'è molto di più. E vale la pena non lasciarsela scappare.